Ambiente Legale Digesta Luglio-Agosto 2017

Gestione

Il motore dismesso e l’obbligo di disfarsi


di Lucia Giulivi


La qualifica di rifiuto porta con sé degli oneri di gestione e conseguenti costi che le aziende spesso si trovano a dover affrontare non di buon grado.
A tal proposito ci si è interrogati sull’assunzione della predetta qualifica su di un bene e, nello specifico, sulla possibilità di esentare da tale definizione un motore dismesso da un carrello elevatore, sostituito non perché inutilizzabile bensì per la sua obsolescenza.
Al fine di poter vendere nel libero mercato il suddetto bene senza che questo debba essere classificato come rifiuto è necessario che non vi sia la volontà di disfarsi da parte del suo detentore né che vi sia una normativa che ne impone l’inclusione nell’alveo della dicitura rifiuto.
La possibile estromissione dalla definizione di cui all’art. 183 comma 1 lett. a) del D.Lgs. 152/06 di un motore di un carrello elevatore, comporterebbe alla società a ciò interessata, di poter vendere il bene in questione ammortizzando i costi di ammodernamento delle attrezzature e dei macchinari impiegati presso l’ente stesso.


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