Gestione illecita di rifiuti: inapplicabilità della particolare tenuità del fatto

05 giugno 2018

La Cassazione Penale (Sez. III, del 23 maggio 2018, n. 23200)  esclude che l’applicabilità al reato di cui all'art. 256, comma primo, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152,della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto poiché la medesima non può essere applicata ai reati eventualmente abituali che siano stati posti in essere mediante reiterazione della condotta tipica (Sez. 3, n. 48318 del 11/10/2016 - dep. 16/11/2016, P.M. in proc. Halilovic, Rv. 268566; Sez. 3, n. 30134 del 05/04/2017 - dep. 15/06/2017, Dentice, Rv. 270255).
Secondo la Corte l’applicabilità della causa di non punibilità al reato di gestione illecita è esclusa dallo stesso art. 131-bis del c.p. che annovera nel comportamento abituale di cui al terzo comma "i reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate". Il reato di gestione illecita, pur suscettibile di perfezionarsi anche solo con l'attuazione di una singola e specifica condotta, può configurarsi, ciò nondimeno, come ripetizione nel tempo di distinte, ma analoghe, condotte, sorrette da un unico ed unitario elemento soggettivo ed unitariamente lesive del bene giuridico tutelato.
Nel caso di specie  si è nel caso di specie il reato si è realizzato con l'accatastamento di una pluralità di vetture non bonificate ammassate insieme ad altre tipologie di rifiuti e  si è verificata una reiterazione nel tempo della condotta tipica, ontologicamente in antitesi con il richiamo alla «non abitualità del comportamento» effettuata dall'art.131-bis c.p..